martedì 10 gennaio 2017

Step 25: Sintesi Finale

Sintesi Finale


Eccoci quindi giunti all'epilogo di questa analisi. Tutto ciò è iniziato dalla definizione del colore (step 1) in cui da profani si è venuti a conoscenza per la prima volta con il colore, in seguito si è poi approfondita la sua  traduzione (step 2) nelle più varie lingue possibili. La ricerca si è poi orientata verso una richiesta grafica, in cui sono stati spiegati i codici del colore ( step 3) nelle modalità RGB e CMYK. 
Ci si è poi spostati nell'area figurativa ed iconica del colore, andando ad analizzare la sua presenza nel mito (step 4) e nella musica ( step 5)
Abbandonando la parte artistica del colore, lo si è osservato tramite il filtro della scienza (step 6) e della cinematografia, andando a ricercare i film del cinema (step 7) in cui era molto presente il colore in esame. Consapevoli oramai dei caratteri più importanti, si è andato a ricercare l'aspetto psicologico del colore, osservando come veniva concepito nella saggezza popolare (step 8), nell'antichità e nella religione. Un passo molto utile è stato l'abecedario (step 9), in cui, attraverso l'alfabeto, si sono andate a ricercare informazioni ovunque, nei campi di interesse più diversi tra loro. Si è ripresa in seguito una ricerca grafica, andando a identificare un emblema (step 10) in cui il colore in esame avesse il maggiore impatto cromatico
Andando più nel profondo del colore, si è richiesto di trovare un documento ufficiale, la fortuna è stata l'essere venuti a conoscenza del documento ( step 11) storico del libro di Nino Marino, dal titolo omonimo al colore. Le informazioni riguardanti il colore si sono poi trasferite nell'ambiente domestico, andandolo a trovare il colore nella cucina (step 12) e nei fumetti (step 13).
Tornando nel mondo della scienza, la ricerca si è rimpicciolita a livello molecolare, andando a scovare tutte le informazioni riguardo laspetto 'chimico (step 14) del colore, per poi tornare immediatamente alla grafica ed alla ricerca di un manifesto pubblicitario (step 15) in cui comparisse il nostro colore. 
Per la prima volta poi si è andato a ricercare il colore in un ambito a me caro, quello del design (Step 16), dove i grandi maestri sono riuscito un'altra volta a darmi le giuste risposte. Sempre rimanendo nell'ambito del design, si sono richiesti i progetti ed i brevetti (step 17) di un oggetto che fosse del colore in questione. Più facile è stata la ricerca nelle arti pittoriche (step 18), essendo il colore in esame uno dei più rappresentativi nel mondo dell'arte.
Un passo molto soggettivo fu quello riguardo l'anatomia del colore (step 19) in cui si è dato vita e parola al colore stesso. Vediamo poi la ricerca diramarsi tra i settori della moda (step 20) e tra i protagonisti (step 21) che hanno fatto la storia riguardo la composizione e l'ideazione del colore. 
Avendo guardato al design, non si può non guardare anche all'architettura, si è perciò cercata un opera architettonica (step 22) che si potesse identificare con il colore, giocando facile sul patrimonio architettonico della città del colore. 
Tornando ad un altro aspetto molto soggettivo del colore, si è idealizzato riguardo gli aspetti primitivi ed il pensiero selvaggio (step 23) del colore, ricavando le nozioni da un saggio di Claude Levi-Strauss. Nel penultimo passo, andare a formare un immagine adatta al colore stesso, attraverso una nuvola di tag (step 24) che ha combinato insieme efficacia grafica e di spiegazione. L'ultimo passo di questa avventura lo starete leggendo ora, spero siate stati interessati. 




Step 24: La "nuvola del colore"

La nuvola del colore 


Il colonnato di Pompei

L'oggetto che si prende in esame per oggettivare il colore in esame è il colonnato principale di Pompei, di cui segue la forma la nuvola di colore qui sopra. 
Esso oltre ad essere, in passato, affrescato interamente in Rosso Pompeiano, ne materializza l'ideale di potenza strutturale che tale rosso richiama. Il colonnato traduce anche quei valori storici e politici di cui il mio colore in esame è intriso, essendo esso un elemento architettonico molto presente nell'antica città, dai fori imperiali ai mercati popolari. Il Rosso Pompeiano è perciò questo, esso rappresenta ed è rappresentato dall'architettura della sua città.

Step 23: Un colore "selvaggio"

Un colore selvaggio 

Riguardo all'analisi che si sta per effettuare, bisogna porre come linea guida il pensiero di Claude Levi-Strauss riguardo il pensiero selvaggio. L'autore studia la metodologia con cui l'essere umano interagisce con il mondo circostante, per imparare a conoscerlo. E secondo i suoi studi, noi siamo istintivamente condizionati a collegare ad ogni parola che utilizziamo una determinata forma, un colore ed un oggetto.


Per poter parlare del carattere primitivo del colore in esame, bisogna fare un cenno riguardante la sua nascita e la sua affermazione. 
Essendo il Rosso pompeiano una variazione del rosso nata non troppo tempo fa, essa non può avere radici così insite nella simbologia umana. Il colore nacque intorno al 10-15 a.C, in un epoca in cui le fasi primordiali della storia umana si erano già esaurite.

Un collegamento ad un aspetto "selvaggio", inteso come "naturale" e "irrazionale", lo si può trovare andando a rovistare tra la storia del colore. Esso conserva con se non solo la storia di una cultura ed un popolo, ma anche la loro distruzione. 
Perciò il carattere selvaggio e primitivo che l'umanità associa  al Rosso pompeiano è sicuramente quello distruttivo dell'eruzione che ha cancellato la città in cui era così utilizzato. 

Ad oggi, per analizzare tale colore non si può non imbattersi nella storia che porta con se, in cui l'aspetto selvaggio della natura ha scritto una pagina di storia dell'umanità, rendendo il colore e la città immortali.

L'eruzione

L’eruzione del '79 si attivò dopo aver dato dei segni prodromici abbastanza evidenti.Nei dieci/quindici anni che precedettero la tragedia, la zona circostante fu colpita da diverse scosse di terremoto e sciami sismici. Tant’è vero che le pendici del Vesuvio erano del tutto diverse da come le vediamo oggi. I rilievi erano ricoperti da una vegetazione lussureggiante e le coltivazioni di viti e ulivi si arrampicavano sin quasi sulla cima.Il Vesuvio si risvegliò alle nove del mattino del 24 agosto, tuttavia l’eruzione vera e propria iniziò soltanto verso la una del pomeriggio.Dalla colonna pliniana caddero pomici in direzione di Pompei, dove nel giro di poco tempo si accumularono formando uno strato alto circa 4 metri che seppellì interamente la città.I flussi terminano intorno alle 10,30 del 25 agosto e l'acqua delle falde sotterranee si riversò sulle rocce riscaldate dal magma, provocando una successione di violente esplosioni che scuoteranno il vulcano ancora per qualche tempo.L'eruzione era durata poco più di 25 ore, durante le quali il vulcano aveva espulso quasi un miliardo di metri cubi di materiale.

approfondimento eruzione Pompei

Step 22: Il colore nell'architettura

Il colore nell'architettura 

     Villa dei Misteri

La Villa dei Misteri è una villa suburbana di epoca romana ubicata a qualche centinaio di metri fuori dalle mura nord dell'antica città di Pompei. Di carattere rustico-residenziale, venne sepolta dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C; riportata alla luce a partire dal 1909, la villa dei Misteri è uno degli edifici più visitati degli scavi di Pompei, soprattutto per la serie di affreschi del triclinio, raffiguranti riti misterici, ben conservati, da cui la struttura prende il nome.


L’odierno assetto della villa si deve agli interventi che hanno avuto luogo in seguito al terremoto del 62 d.C., quando si avviò la conversione dell’edificio da villa residenziale a complesso agricolo e produttivo. Al momento dell’eruzione del 79 d.C., erano in corso lavori di adeguamento della struttura da parte dell’ultimo proprietario.

Ciò che la collega al colore in esame è indiscutibilmente l'interno. All'interno della villa sono infatti conservati numerosissimi affreschi che, come già detto, ritraevano i riti misterici e le usanze pagane. 

In tutte le figurazioni si può chiaramente identificare il rosso pompeiano come colore principale o di sfondo, rendendolo omogeneamente distribuito sulle pareti di tutto l'interno della villa.





Va inoltre aggiunto come il colore in esame Rosso Pompeiano sia anche citato nel trattato d'architettura forse più importante nella storia. 

Esso viene infatti citato più volte, circa la sua composizione e la preparazione dell'affresco, nel De Architectura di Vitruvio.

Step 21: I protagonisti

I protagonisti nel colore


             Plinio Il Vecchio 

L'importanza di Plinio Il Vecchio nella storia del colore rosso pompeiano in questione è data dalla sua descrizione riguardo alla composizione ed all'utilizzo.

Egli infatti suddivide i colori in due categorie: colores floridi e clores austeri i primi trasparenti e i secondi coprenti. I più importanti tra quelli coprenti egli afferma fossero il minio ed il cinabro, molto coprenti, che se mescolati vanno a formare il rosso intenso denominato rosso pompeiano. 
Egli oltre alla descrizione del colore in se e del suo utilizzo va a precisare riguardo le scelte da adottare per curare, rifinire e proteggere la superficie su cui esso viene applicato. 
Se possiamo perciò oggi godere del colore in esame è grazie alle cure scoperte da Plinio Il Vecchio, come la copertura superficiale di marmo e alabastro o una stesura finale di uno strato di cera.


mercoledì 14 dicembre 2016

Step 20: Il colore nella moda

Il colore nella moda



Si presenta a seguito l'abito scelto per collegarsi al colore in esame. Viene proposto un abito da dea giunonica di Jennifer Lopez, che si ripresenta sul tappeto rosso con uno spiccato richiamo alla cultura classica, un abito della collezione 2014/15 di Donna Karan color rosso pompeiano avente una scollatura molto profonda e grandi spacchi a veli molto trasparenti che permettono di vedere il body, sempre rosso, che indossa sotto la cantante.

L'abito è stato indossato ai Billboard Music Awards 2014, cucito appunto da Donna Karan, vero nome Donna Ivy Faske, è una stilista, imprenditrice e , fondatrice della casa di moda DKNY. 


Step 19: Anatomia di un colore

Anatomia di un colore


Monologo di un colore, monologo del colore Rosso Pompeiano.

Un rosso come gli altri? Non credo proprio.

Io non sono un rosso comune, non richiamo al fuoco, nè al calore e neppure alla passione
Io mi elevo dal grado sensibile del colore, arrivando a racchiudere un elemento di 
assoluta importanza: la storia

Il mio nome nasce dalla storia di un determinato popolo che tra il II secolo A.c ha fatto sì che il mio nome fosse riconosciuto in tutto il mondo. 
Ricordo che del mio utilizzo se ne fece abbondantemente per affrescare gli edifici pubblici, i templi, le case, tanto da esser diventato il colore rappresentante di un certo gusto architettonico, ovvero quello classico.
Racchiusi tra i miei pigmenti i servizi fondamentali degli uomini, le loro passioni ed i loro vizi. Io sono il colore che ne ha visto la nascita e la caduta. 

Sono stato temprato e variato dal Disastro vulcanico del 79 a.C che ha cancellato il popolo che rappresento, rimanendo una delle poche ma significative tracce di quel periodo. 

L'evento assunse così grande importanza che rimase legato indissolubilmente a Pompei, e di conseguenza rimase legato anche a me ed al mio nome. 




In seguito a tale evento, cambiai anche chimicamente. Il grande calore ed i gas generati dall'eruzione alterarono i miei legami chimici e alcune mie tonalità variarono significativamente: rendendo la mia storia ancora più unica

Dalle mie tonalità dure intense traspare la scelta ed il gusto dell'antica civiltà Romana, in cui sono parte integrante della cultura e di tutto l'immaginario inerente alla cultura classica.

Io sono il Rosso Pompeiano.